
A Modena si dice che ci sia una linea immaginaria che corre lungo la Via Emilia e divide la provincia in due: a Nord si beve Lambrusco di Sorbara, a Sud si beve Grasparossa.
Quando qualcuno mi chiede quale preferisco, io rispondo sempre così: sono nato a Sud, quindi per me è Grasparossa. Questione di radici.
Quale Grasparossa? Ci arriviamo tra poco.
Lambrusco Grasparossa, che passione
Se non lo conoscete ancora, fate un salto all’Enoteca Ducale. Nel mio negozio il protagonista è il Lambrusco, con un’attenzione particolare al Lambrusco di Modena. E, lo ammetto, ho un debole per il Grasparossa di Castelvetro.
Non è un caso se inauguro il blog parlando proprio di lui. È un rosso frizzante che sa stare a tavola dall’inizio alla fine. Lo apri per l’aperitivo e te lo ritrovi ancora nel bicchiere quando arrivano i secondi.
Il Grasparossa, come il Sorbara, è un vino che si abbina con facilità. Carne, paste ripiene, piatti della tradizione modenese. E poi lui, lo gnocco fritto (qui si dice “il gnocco”, guai a sbagliare) e le tigelle. Con quei salumi belli saporiti, il Grasparossa fa sempre il suo mestiere.
È un vino che sorprende anche gli stranieri in visita a Modena. Spesso lo conoscono solo nella versione amabile, la sola che si trova all’estero, e quando assaggiano un Grasparossa secco restano colpiti. Trovano un’acidità netta, viva, che pulisce il palato, e un colore rosso violaceo intenso che non si aspettano da un vino così mosso. E allora scatta la scintilla.
I 3 Grasparossa che consiglio a tutti
Quando entrate in enoteca e mi dite: “Dammi un Grasparossa buono”, io di solito parto da qui.
Non perché siano gli unici validi, ma perché con questi tre vado sul sicuro: il Fattoria Moretto Monovitigno, il Cialdini e Il Fattoria Moretto Amabile.

Fattoria Moretto Monovitigno
Se dovessi scegliere un solo Grasparossa, sceglierei lui.
Il Monovitigno della Fattoria Moretto nasce da un unico vigneto a Levizzano Rangone, in collina, a circa 230 metri. Le vigne hanno quasi cinquant’anni e sono coltivate secondo metodi di agricoltura biologica certificata ICEA. La raccolta è fatta a mano, la macerazione è breve e controllata, seguita da una fermentazione con metodo charmat lungo che punta a tirare fuori freschezza ed eleganza, non solo bollicina.
Nel bicchiere è di un rosso intenso, con una spuma vivace ma fine. Al naso senti mora, fragolina, una parte floreale che ricorda rosa e peonia, e sotto una nota leggermente erbacea e minerale. In bocca è saporito, equilibrato, con una bella freschezza che sostiene il frutto e un finale lungo, pulito.
Io lo metto senza pensarci due volte con salumi importanti, ma anche con un maialino al forno o una carne bella succosa. Servitelo sui 12-13 gradi, in un calice non troppo stretto: lasciategli spazio.

Vigneto Cialdini” – Cleto Chiarli
Al secondo posto della mia personale classifica c’è un Grasparossa più classico.
Il Vigneto Cialdini nasce da un singolo vigneto storico di 12,5 ettari a Castelvetro, tutto Grasparossa in purezza. Nel bicchiere è rubino profondo, compatto. Al naso va diretto sulla frutta rossa: mora, ciliegia, frutto pieno. In bocca è secco, armonico, con una struttura importante ma ben tenuta.
Nella mia graduatoria sta un filo sotto al Monovitigno perché lo trovo leggermente meno dinamico. Ma resta un vino corposo, che con salumi, formaggi e piatti della cucina emiliana fa sempre la sua figura.
È il Grasparossa che consigli a chi vuole un grande classico del territorio.

Lambrusco Grasparossa Semprebon – Fattoria Moretto
Per il terzo posto torno alla Fattoria Moretto, ma cambio stile: qui siamo sull’amabile.
Il Semprebon è un Grasparossa di Castelvetro DOP prodotto con uve biologiche coltivate tra i 180 e i 200 metri. Anche qui macerazione controllata e Charmat lungo. La differenza sta nel residuo zuccherino, intorno ai 30 grammi litro: si sente, ma è ben integrato.
Nel bicchiere è rubino intenso con riflessi porpora e una spuma vivace. Al naso amarena, mora selvatica, note floreali evidenti. In bocca è morbido, rotondo, con una dolcezza che accompagna senza diventare pesante.
Lo consiglio a chi mi dice che il secco gli piace, ma lo trova troppo tagliente. Si abbina bene a salumi più delicati, a formaggi non troppo stagionati, ai primi con sughi di carne e anche a carni bianche arrosto. E sì, funziona pure con una crostata ai frutti rossi. Servitelo sugli 11-12 gradi, in un calice a tulipano.
I Grasparossa buoni sono molti di più
Detto questo, il podio è solo un gioco.
Di Grasparossa fatti bene ce ne sono tanti, anche tra quelli che non finiscono sotto i riflettori. Sulle colline di Castelvetro le cantine non mancano. Ognuna interpreta il proprio terreno, la propria mano, la propria idea di vino. Solo che non tutti hanno la forza commerciale o la voglia di promuoversi come fanno le realtà più strutturate.
Questo è il mio terreno di gioco: andare a curiosare, assaggiare, parlare con chi il vino lo fa ogni giorno. Non mi basta leggere una scheda tecnica, voglio capire cosa c’è dietro.
È così che ho scoperto bottiglie come il Nine dell’Azienda Agricola Bel Quel di Formigine. L’ho assaggiato, mi ha convinto, e ho deciso di portarlo in enoteca. Prima lo provo io, poi lo metto sullo scaffale.
Il Grasparossa, se lo si prende sul serio, non finisce mai di sorprendere. E io continuo a cercarlo, bottiglia dopo bottiglia.



